Coma farmacologico

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Di solito non parlo apertamente di politica. Anche se politica è tutto, anche fare la spesa. Anzi, soprattutto, fare la spesa. Ma insomma normalmente non ne parlo anche perché, da quando B. è al potere, cioè sedici anni filati (come passa il tempo quando ci si diverte, eh?), la politica è diventata, per una precisa strategia, questione di fede. Il voto non è più rappresentativo (VOTO chi rappresenta le mie idee, a prescindere dalla formazione) ma dogmatico (SONO di destra/di sinistra) e coi dogmatismi non si ragiona. Così il voto, unica arma in mano al cittadino, prezioso strumento di pressione democratica, viene disinnescato e diventa una mera testimonianza di fede. Tutta retorica, populismo, semplificazione di pensieri e concetti che tanto il popolo bue finché gli dai panem et circenses se ne sta buono. Almeno finché non finisce il pane, e manca poco. Ma stavolta non riesco a stare zitto. Infatti, seppur di rimbalzo che non ho la televisione ed i giornali non li leggo più, mi è giunta notizia della lettera aperta che il segretario del PD, Bersani, ha scritto a Repubblica. E una frase mi ha fatto capire che, purtroppo, non esiste una via di uscita incruenta da questa situazione. La riporto per intero (non sono riuscito a non commentare):
Noi proporremmo [col condizionale: non propongono, proporrebbero.] un'alleanza democratica per una legislatura costituente. Un'alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo [Perché non dire semplicemente "per mandare a casa la peggiore manica di delinquenti che il paese abbia mai visto"?], capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) [quando finalmente avrete deciso quale] e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere [il federalismo che unisce è come la guerra per la pace]. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell'emergenza [un indizio: se dura da sedici anni non è più una emergenza], la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco [e le due ipotesi, a seconda di che?]. Una proposta che potrebbe [potrebbe eh, si fa per dire] coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un'altra collocazione; una proposta che dovrebbe [dovrebbe eh, poi insomma] rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica. Per dare l'impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l'impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all'altezza di una responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? [Già, come?] Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l'esperienza dell'Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l'Italia e per l'Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo. [ E sticazzi?]
Unione? Ulivo? Ma Bersani, di che parla? E soprattutto, a chi parla? Pensa davvero che i cittadini italiani abbiano capito che differenza ci fosse tra l'uno e l'altro? Pensa che agli elettori freghi qualcosa di come decidono di chiamarsi, se Ulivo, Unione o Clarabella? Che delle lotte intestine tra Veltroniani e Dalemiani freghi qualcosa a qualcuno? Lo sa o no che ancora nessuno ha capito perché non ci sia ancora Fassino al posto suo? O Veltroni? O Francheschini? (D'Alema no, non lo rimpiange nessuno. Troppo intelligente, immagino). Lo capisce o no che le persone si abituano alle facce, ai nomi, alle parlate e questa girandola di segretari nessuno ha capito a che serve? Non lasciamoci ingannare dal fatto che Bersani scriva su un giornale usando la formula della lettera aperta, è evidente che non è ai cittadini italiani che si sta rivolgendo: quello di Bersani è un messaggio trasversale diretto ai suoi colleghi politici, un pizzino in cui si cerca di organizzare la strategia futura per provare a grattugiare un margine di eletti in più. Un tentativo, l'ennesimo e nemmeno il migliore, di rimettere insieme la Bindi e Bertinotti, Vendola e Di Pietro, la Binetti e Igor Marino, per poi tornare a dividersi su ogni minima stronzata all'indomani delle elezioni. Il governo Berlusconi è stato ad un passo dal cadere e nel PD non sono riusciti nemmeno a mettersi d'accordo su una proposta comune di riforma elettorale. La sinistra italiana è talmente evanescente che le uniche cose di sinistra nell'ultimo anno le hanno dette Fini e Famiglia Cristiana. Ma di che cazzo parla, Bersani? BERSANI, DIOLUPO, SONO SEDICI ANNI CHE CI AVETE LASCIATO IN BALIA DI QUESTI STRONZI E ANCORA STATE A DISCUTERE SUI NOMI??? Questa classe politica è morta, qualcuno abbia la decenza di staccare la spina.
Lo so. Giuro non ne parlo più, di politica. Ma uno che parla così a me fa cascare le palle.