Die kunst der fuge

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Sono un sacco di giorni che non metto piede qui dentro, più di un mese. Ormai non aprivo questa pagina nemmeno per controllare i link, che comunque trovo quasi identici in altri luoghi. Mi chiedevo perché, poi ho capito. Si scrive di quello che si fa, si pensa, si desidera, si teme, si odia o si ama. Non si può scrivere senza essere. E io ultimamente non sono stato. Frastornato dalla realizzazione di Terre Rare, assorbito da altrove in cui la mia presenza è utile, ma non necessaria, votato alla risoluzione di logistiche, alla semplificazione dei problemi, alla eliminazione dell'impiccio, di me non resta neppure il più piccolo riflesso, nello specchio del desiderio. Scomparso, sparito. Facile fuga consueta, la mia, comodo arrocco, assistenzialismo pretesco e vile di chi aiuta a camminare quello con la gamba rotta mentre nasconde sotto il camice la sua deformità. Arriva l'estate e come ogni volta mi trovo assente, incapace di organizzare un viaggio, una vacanza, una gita. Odio il mese di agosto, odio dover decidere cosa fare di me in questi giorni in cui tutti da qualche parte sono, e fanno quello che desiderano. Mentre io, ancora una volta, non andrei da nessuna parte, dormirei soltanto, in attesa di poter di nuovo essere per. E da questo, ritagliarmi fughe. Com'è difficile uscirne. L'anno prossimo, ecco. L'anno prossimo a Predoi. Ma intanto anche a Genova, tra qualche giorno. Un passo alla volta, che le rivoluzioni così si fanno.