Fili

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[youtube https://www.youtube.com/watch?v=IHqzlxGGJFo&fs=1&source=uds&w=320&h=266]
Provo a seguire il filo del discorso ancora un po', adesso che siamo arrivati a parlare della felicità. E mi chiedo, il nostro modello sociale facilita o impedisce la felicità? Si è felici quando si è appagati, quando siamo in grado di realizzare i nostri desideri. Desidero una casa, riesco a costruirla dove e come volevo, sono legittimamente felice. La società capitalista rende l'uomo infelice, perché l'infelicità è condizione del consumismo. L'uomo non ha rapporto col risultato del proprio lavoro, ed i suoi desideri sono artificialmente portati, attraverso la pubblicità, verso sogni irrealizzabili. Il desiderio sessuale viene dirottato verso un modello di donna, o di uomo, inesistente, artificiale, mostruoso. La bellezza che campeggia nei poster è il risultato di ore di ritocco fotografico, di alterazioni delle proporzioni. Gambe e collo che si allungano in proporzioni preadolescenziali, gli occhi si fanno enormi come in un cucciolo, le labbra sproporzionate richiamano una sessualità matura in un corpo artificialmente reso acerbo. Alieni. E mi viene da pensare che questo immaginario erotico abbia anche a che fare con la pedofilia, che sarà pur vero che è sempre esistita ma non mi pare in questa misura. Se a diciotto anni il mio desiderio sono quattro ruote coperte per andare al mare con gli amici e mi compro una 126, sono felice. Ma se il mio desiderio è una ferrari o una porsche, perché la pubblicità mi ha convinto che con quegli oggetti la mia vita sarà completa, e senza sono solo un poveraccio, sono destinato all'infelicità. Tempo fa leggevo su una rivista che la Porsche Cayman S fallisce il suo obiettivo perché, pur essendo una bellissima automobile che costa quello che un operaio guadagna in sei anni, testimonia il fatto che la propria vita è stata di successo, ma non tanto quanto avremmo voluto, perché altrimenti ci saremmo potuti permettere la più costosa 911. In pratica un'auto che dà a chi la possiede, ed ha speso bei soldi per averla, la patente dello sfigato, del vorrei ma non posso. Nel modello capitalista, nessuno può essere felice, altrimenti il giochino crolla. Berlusconi è un infelice che paga tutti coloro coi quali è in contatto, nella certezza interiore che nessuno gli si accosterebbe gratis. Pare fosse stata Coco Chanel a dire "non si può mai essere troppo ricchi né troppo magri", e a me sembra che questa frase sia un buon punto di partenza per l'infelicità. Un mondo di anoressiche pronte a tutto per comprare cose di cui non hanno bisogno e a cui delegano una felicità irraggiungibile. Un mondo di uomini che delegano agli oggetti una identità che non hanno, e al potere economico una vitalità inesistente, una assenza di fantasia. Il capitale ormai è tanto forte e accentrato che non ha più bisogno nemmeno della religione per svolgere quella funzione di controllo sociale che tutti gli spiritualismi hanno sempre portato a chi detiene il potere. Infatti tutte le religioni predicano una felicità in un mondo diverso da questo, ed esortano alla rinuncia, al distacco, al porgere l'altra guancia. E a chi ti schiaffeggia la cosa va benissimo così. Gesù un rivoluzionario? Ma non scherziamo. Oggi il capitale svolge la funzione della religione e, a chi rinuncia a realizzare autonomamente la propria vita, offre una via d'uscita, un miracolo in cui il deus ex machina non è più la divinità ma il gratta e vinci, il win for life, la lotteria, la grazia catodica del grande fratello. Occorre un pensiero nuovo che metta l'uomo l'essere umano al centro, che restituisca alle persone la capacità di essere felici, e quindi la possibilità di realizzare la propria felicità.