La politica degli uomini nuovi

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L'uomo nuovo è solare.
L'uomo nuovo è radioso.
L'uomo nuovo sa che, con lui, il futuro sarà migliore.
Per questo, l'uomo nuovo fa politica, per farci un favore.
E per farci capire che per lui è uno sforzo, dice che ci scende, in politica.
Ma scendere è il movimento di chi si abbassa, da una posizione privilegiata. 
Naturalmente, privilegiata, per censo, intelligenza, cultura, capacità. 
Per le caratteristiche personali dell'uomo nuovo, per i suoi tratti distintivi.
Perchè all'uomo nuovo piace in fondo il diritto di natura.
L'uomo nuovo è migliore in quanto nuovo.
Così, per punto di principio. Come un automobile.
Allo stesso modo, se l'uomo nuovo è giovane, il rinnovamento della classe politica è la sua priorità, se l'uomo nuovo è anziano, oppure se diventa anziano nel tempo, allora "esperienza" diventa la nuova parola chiave.
L'uomo nuovo è nuovo per definizione, la sua novità ha una durata indefinita.
L'uomo nuovo, è nuovo a vita.
L'uomo nuovo non ha un programma politico, ha un compito. 
Esaurito il quale promette di ritirarsi a vita privata, finalmente libero dalla gravosa incombenza di doverci salvare da noi stessi.
Il compito dell'uomo nuovo è invariabilmente vago e altisonante.
Rinnovare il paese, ad esempio. Salvarlo dai comunisti. Rottamare.
Proprio in quanto vago, il compito dell'uomo nuovo non può mai dirsi pienamente realizzato.
Né fallito.
L'uomo nuovo, nell'assolvere il suo compito, stila un programma politico fatto di slogan accattivanti, dietro i quali c'è il nulla. 
Quando gli slogan diventano vecchi, l'uomo nuovo sa coniarne altri, più freschi.
Molti pensano che l'uomo nuovo sia un abile comunicatore, nonostante l'inesistenza della sua politica, ma sbagliano.
L'uomo nuovo è un abile comunicatore proprio in virtù della inesistenza della sua politica.
L'uomo nuovo, infatti, sa che la televisione è un medium freddo, e che il messaggio che passa da questo medium è giocoforza superficiale, piatto, a bassa definizione.
Per questo la sua comunicazione è populista, demagogica, persino ridicola nella continua ricerca del centro del palcoscenico.
I leader dell'opposizione all'uomo nuovo, che non lo sanno o non vogliono capirlo, si ostinano a proporre in televisione una comunicazione completa, approfondita, documentata.
Con l'effetto di risultare incomprensibili, tanto che l'uomo nuovo potrà ben dire di loro "non si capisce cosa vogliono".
Ed è vero.
Ma una comunicazione populista e demagogica è invariabilmente reazionaria, indipendentemente dal messaggio che porta.
Internet, nel suo paradigma di ipertesto, è un media caldo, ossia capace di veicolare informazioni ad alta definizione coinvolgendo un solo senso alla volta.
Un media caldo porta una comunicazione progressista, indipendentemente dai contenuto della comunicazione stessa.
E quindi non si capisce che ci facciano, i progressisti, nei salotti televisivi.
L'uomo nuovo, nello scontro tra lavoratori e capitale, non esita.
Sta dalla parte del capitale, senza se e senza ma.
L'uomo nuovo è spiritoso, o crede di esserlo.
L'uomo nuovo ha un passato nello spettacolo, e lo racconta volentieri.
L'uomo nuovo non è di sinistra e non è di destra.
L'uomo nuovo probabilmente non ha idea di cosa siano, destra e sinistra.
Per l'uomo nuovo esiste solo il potere e il suo esercizio.
Per questo all'uomo nuovo non interessano le istituzioni.
L'uomo nuovo tratta direttamente e personalmente coi potenti.
Lo fa in occasioni private, a cena o in vacanza.
L'uomo nuovo non ha problemi a contraddirsi, la coerenza non lo interessa.
Tanto sa che esiste solo quello che passa in televisione.
E la televisione ha la memoria corta.
L'uomo nuovo di oggi vorrebbe sostituire l'uomo nuovo di ieri.
E io, per qualche motivo, continuo a non vedere la differenza.