Primavera

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La temperatura si alza e la città, la notte, torna a profumare di buono e mette addosso la voglia di camminare senza meta, occhi spalancati come fanoni e via andare, a catturare scorci, angoli, momenti, profumi. Il glicine della grande villa chiusa come uno scrigno, talmente preziosa che è difficile oggi immaginarla abitata, il gelsomino che da qualche terrazza nascosta ti assale alle spalle, la nota improvvisa del caffè che filtra da sotto un bandone. Fermarsi a raccogliere i semi delle belle di notte tra gli sguardi incuriositi dei passanti e dopo un'anno finalmente preoccuparsi di un vasetto che li accolga. E in tutto questo, interrogarsi sulla felicità. Forse per me la felicità è solo questo, essere vivi e ancora capaci di meraviglia, essere qui ora a vedere ascoltare annusare. La felicità come assenza di dolore fisico e mentale. Epicuro mi avrebbe dato una pacca sulla spalla, io torno ad annusare la notte e rimpiango di non avere un Montecristo a portata di mano per poter dare il mio contributo.