Visioni.

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Ispirato dal trailer e soprattutto dalla cover di "Running up That Hill" di Kate Bush suonata dai Placebo, mi sono visto "Daybreakers". Volevo andare a vederlo al cinema, ma poi come sempre tra le mille cose da fare, gli amici che un fantahorror coi vampiri anche no, ed il fatto che certi film in sala restano al massimo una settimana l'avevo perso. Ma internet a questo serve. Mi aspettavo solo un buon fantahorror senza pretese, un tipo di film che per piacermi, siamo onesti, non deve fare poi molto. Buona fotografia, belle immagini, azione ridotta al minimo e mi hanno già comprato. Mi si compra con poco, direte. Vero. Comunque a me film tipo "I guardiani della notte" o "Dark City", per dire, mi svoltano la serata se non l'annata cinematografica. Il film in realtà non fa molto di più di quello che ci si aspettava, e mette in scena la storia di una popolazione mondiale ormai quasi completamente contagiata dal virus che trasforma in vampiri. Ma non gli zombie dissennati della (pessima) trasposizione di "Io sono leggenda" di Matheson. I vampiri di Daybreakers sono esattamente come noi, vivono in grandi metropoli perfettamente adattate al loro stile di vita, che è ormai l'unico stile di vita possibile. Le auto montano di serie dispositivi anti UV, le città si attraversano con tunnel sotterranei e un servizio di informazioni trasmette costantemente le ore che mancano all'alba. Una società efficiente, solo completamente priva di affettività, di empatia, in cui l'idea dell' homo homini lupus è portata alle sue estreme conseguenze. Una umanità disumanizzata dalla sete, dalla avidità, che è di sangue, di soldi e di potere, in modo indistinto. I vampiri sono tali perché nella loro anaffettività non riconoscono la realtà umana dell'altro da sé. In questo la pellicola non può non ricordare quel piccolo gioiello quasi autoprodotto che è "Essi Vivono", di Carpenter. Insomma un buon film con qualche idea ed una critica sociale abbastanza azzeccata seppur non originale. Ciò che invece rende originale il film è l'idea di una cura. In qualsiasi altro film i vampiri, alla fine, sarebbero sterminati in una orgia di vendetta. Qui no, anche perché vampiri sono ormai tutti, e la vendetta sarebbe sterminio, genocidio, estinzione. Invece qualcuno immagina e quindi realizza una cura, un modo per tornare ad essere umani, una strada dolorosa ma inevitabile che, alla fine del film, riporta la luce, seppure in un futuro che a noi spettatori non è dato vedere.
Un po' di speranza riesce a stupirmi. E' merce rara di questi tempi, quindi preziosa.
Anche in un filmetto senza pretese.